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I rapporti interpersonali ai tempi del Covid-19

Sta ormai giungendo al termine questo anno pieno di stravolgimenti. Il Coronavirus ha più che mai cambiato le nostre vite. Solo ora riusciamo a renderci conto di come abbiamo affrontato questa crisi pandemica.


Le persone e le aziende hanno tendenzialmente agito in tre modi differenti:

  1. Non reagendo. Alcune realtà sono rimaste immobili di fronte a questo cambiamento improvviso giungendo poi al collasso.

  2. Alcune aziende si sono dimostrate estremamente reattive nel cercare risoluzioni per far fronte alla crisi.

  3. Le ultime si sono dimostrate caotiche. Si sono lasciate sopraffare da una sensazione di panico che invece che renderli inetti li ha resi isterici. Sono tutte quelle realtà che inizialmente non sapevano come agire, che hanno copiato le strategie della concorrenza senza mai adattarle alla propria azienda, che da marzo ad oggi continuano a cambiare direzione e piani aziendali.


Se analizzassimo quali siano le realtà ad essersi dimostrate pro-attive verso il cambiamento ci renderemmo conto che sono quelle che avevano sviluppato dei piani a lungo termine. Sono quelle che volgevano uno sguardo fiducioso verso il futuro. L’adesione ad un futuro più tecnologico e flessibile era già nella loro vision aziendale.


Il cambiamento tecnologico iniziò a farsi strada ancora prima che scoppiasse il Covid-19, già da qualche decennio si erano iniziate ad incentivare le politiche di lavoro flessibile.

Di conseguenza, sono proprio le realtà che avevano già iniziato a digitalizzarsi quelle ad aver affrontato meglio questo shock pandemico. Le altre, dal canto loro, hanno dovuto affrettarsi nella ricerca di strumenti che permettessero di far continuare il loro business.


Ma quali strumenti sono adeguati? Non tutte le realtà imprenditoriali sono uguali, di conseguenza non tutti gli strumenti tecnologici sono funzionali al raggiungimento degli obiettivi. Anzi, la maggior parte delle volte ci si appoggia a piattaforme di condivisione estremamente semplici da usare ma anche estremamente inadatte.


Basti pensare all’utilizzo di Whatsapp per facilitare la comunicazione tra i dipendenti, un veloce mezzo di comunicazione che però non consente molti partecipanti nelle videochiamate. Ciò porta all’installazione di un nuovo programma per la partecipazione ai meeting. Sotto comando aziendale, i dipendenti continuano ad approcciarsi a nuovi strumenti per poi abbandonarli il giorno dopo. Ciò non permette loro di imparare ad utilizzarli in toto. Ed anzi questo continuo cambiamento li pone in una situazione di incertezza e sofferenza.


“Mentre tornano lentamente alla vira di tutti i giorni e alle routine lavorative, le aziende devono capire e accettare l’idea che i dipendenti abbiano bisogno di supporto”. (David Kessler, “Aiutare il vostro team a guarire”, Hardvard Business Review, 2020).

Il disagio di dover lavorare con nuove regole e distanze accompagnato con l’angoscia di poter perdere il proprio posto di lavoro sono fattori da non sottovalutare.



Le persone hanno bisogno di sperimentare ed elaborare i propri sentimenti. Il compito del leader è quello di consentire alle persone di farlo e di accompagnarli verso il processo di adattamento.


Il trauma deve essere trasformato in un’opportunità di crescita. Per questo la crisi del 2020 non è quindi solo economica, è una crisi che ha minato profondamente anche i rapporti interpersonali.


Bisogna evitare che le relazioni si raffreddino. La distanza fisica è già sufficiente in questo momento, cerchiamo di riavvicinarci sul piano emotivo.


Diventa quindi fondamentale avviare delle attività di svago e sfogo. Dobbiamo costruire delle nuove “normalità” che ci consentano di farci sentire esattamente come prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria.


In questi mesi si sono messe in luce le fragilità umane. I nostri collaboratori devono essere più che mai compresi, se c’è necessità di definire meglio i compiti specifici di ognuno di loro allora deve essere fatto.

Bisogna ricordarsi di tutti, non trascurate nessuno all’interno del vostro team. Ognuno di loro in questo momento è isolato e non deve essere svincolato dagli altri.


Un’idea potrebbe essere quella di aumentare gli incontri virtuali: da un lato per tenere costantemente aggiornati i dipendenti ma non devono essere solo degli incontri formali di lavoro. Bisogna istituire dei momenti di svago, nel quale sia i dipendenti che i manager parlano assieme di attualità o di altri argomenti che stanno al di fuori della sfera lavorativa. Ciò farà capire che vi è empatia tra le varie funzioni aziendali, qualsiasi sia la posizione ricoperta.


Un altro aspetto fondamentale riguarda la comunicazione interna che deve essere ora più che mai chiara ed umana. Non utilizziamo solo una comunicazione scritta, il tono della voce, lo sguardo e la mimica del viso sono ottimi strumenti per comprendere le emozioni che vengono provate da chi sta dall’altra parte dello schermo. Implementiamo le videochiamate e non preoccupiamoci della forma ma piuttosto della sostanza.

Ad esempio, come riportato da Heudu K. Gardner e Ivan Matviak (ne “Il lavoro a distanza al tempo del Coronavirus” - Hardvard Business Review Italia), non tutti hanno la possibilità di avere uno spazio per lavorare all’interno della propria abitazione. Se nello sfondo vediamo i pensili della cucina o se udiamo dei rumori di sottofondo cerchiamo di non farli pesare. Altrimenti rischiamo che durante una riunione qualche membro decida di mutare il proprio microfono e non proferir parola per non far udire l’abbaio dei propri cani al di sotto.


In conclusione, il Covid-19 ci ha cambiati. Ci sta isolando sempre di più, raffredda i rapporti interpersonali, non ci consente neanche di stringere la mano nel momento in cui conosciamo qualcuno o concludiamo un contratto (gesto che per gli italiani ha un grande significato).


Le modifiche comportamentali ed emotive le vedremo anche quando questa pandemia non ci sarà più. Non possiamo tornare indietro, ma non temete: costruiremo una nuova normalità.



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